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Partito Democratico di Piacenza
  18 novembre 2018 Partito Democratico Piacenza
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Molinari: "Pd, Ŕ necessaria l'apertura totale alla societÓ"

11 luglio 2014


 
 
La grandiosa vittoria del Pd alle ultime elezioni non ha cambiato la ricetta del segretario Gian Luigi Molinari: “Lavoro, lavoro e lavoro”, motto declinato con un altro must democratico dell’era renziana, “il cambiamento”. Sarà l’estate che farà da preludio a un altro appuntamento elettorale molto sentito, quello delle Regionali 2015, cui il Pd sarà chiamato a una difficile conferma, tanto più che in Emilia Romagna si gioca in casa. Quella che segue è un’intervista al segretario provinciale a 360 gradi tra passato, presente e futuro.

Segretario Molinari, da qualche mese ormai ha preso confidenza con il Pd, partito dalle dinamiche assai complesse anche a livello locale. Si è pentito di essersi candidato?

“No assolutamente, sto vivendo una esperienza bella e formativa, ma anche impegnativa, soprattutto di testa. Sono orgoglioso di guidare il Pd e mi ricandiderei indubbiamente. Forse qualche tempo fa non ci avrei mai pensato. Svolgo questo servizio parallelamente al mio lavoro in cassa edile a tempo pieno. Lavoro per il Pd in pausa pranzo, il sabato mattina, molto nel tardo pomeriggio e con le numerose riunione serali. E cerco sempre di dare il massimo”.

Che tipo di partito è oggi il Pd?

“È un partito che mi riflette molto, mi piace. Un partito progressista che si assume responsabilità di governo con un’impostazione ideologica di fondo a tutela delle classi più bisognose. È e deve essere un partito orientato alla società. Il vero cambiamento è anche nella percezione, il Pd deve essere un partito più aperto, in grado di parlare con gli imprenditori come con i lavoratori e le famiglie. Con i numeri che stiamo raggiungendo, l’apertura deve essere totale. Quando si supera una certa soglia hai maggiori responsabilità. Dobbiamo guardare alla forma di partito, che è uno dei temi su cui ci dobbiamo confrontare. La forma partito sta cambiando. Il Pd deve essere pronto ad affrontare sfide future”.

Le faida interne però non sono tramontate?

“Ovviamente quando ci sono partiti con questo consenso, è normale che ci siano tante anime. Le tensioni forse sono fisiologiche. Bisogna pensare che l’arrivo di Renzi ha dato un’accelerata al cambiamento, ma allo stesso tempo il Parlamento non produce quel cambio di passo. C’è una differenza di velocità che andrebbe colmata. Ovviamente poi a livello locale le tensioni ogni tanto ci sono, ma l’ultima assemblea provinciale, con l’approvazione pressoché unanime di un documento condiviso, rappresenta un buon passo avanti. Fa strano che partiti che hanno percentuali minuscole tendano ad amplificare le nostre diversità interne”.

Cosa ha in agenda il Pd nei prossimi mesi?

“Dovremmo già iniziare il 14 luglio con la visita di Matteo Richetti che ci parlerà di riforme. Con l’esecutivo abbiamo in cantiere una decina di appuntamenti tematici, dobbiamo puntare su discussione e confronto. Questo è l’obiettivo che dobbiamo avere. Non possiamo rilassarci”.

La tanto auspicata accelerazione alla giunta Dosi c’è stata? Come giudica l’operato dell’amministrazione comunale dopo due anni?

“Io credo che il lavoro sia stato finora buono in un momento difficile, in cui non è facile amministrare e fare maggioranza. Sul cambio di passo auspicato dobbiamo ancora lavorarci, non si può costruire in soli due o tre mesi, il lavoro è ancora abbastanza lungo. Il rimpasto? Io credo che uno degli obiettivi era ridare serenità ad un gruppo e dare la possibilità al sindaco di superare alcune tensioni interne che lo limitavano. Non è un giudizio sulle persone: chi c’era rappresenta ancor oggi per il partito una risorsa. Raccogliere l’eredità di Reggi non era facile, ma  Dosi ha qualità che i cittadini sanno riconoscere, l’onestà, la correttezza, non si possono negare. Con tutti gli scandali che stiamo vedendo, i piacentini possono essere orgogliosi della loro amministrazione. L’opposizione vede fermi? Non credo che brilli come capacità di proporre alternative reali. La sconfitta elettorale delle Europee credo abbia riportato a miti consigli anche il Movimento 5 stelle che si è accorto che non è sufficiente urlare. Se il Pd e centrodestra riuscissero a governare, non ci sarebbe spazio per loro. La Lega? Hanno avuto la possibilità di cambiare, ma è stata un’occasione persa. Vedo ancora un partito “contro”, non un partito “per”. Devo però riconoscere che a livello locale il dibattito è incanalato sulla correttezza. E questo è già qualcosa”.

Come si farà a mantenere il gruzzolo di voti conquistato alle Europee anche alle Regionali del prossimo anno?

“Cambiando. Il voto del 40% è stato un voto di speranza. La politica deve dare risposte altrimenti monterà ancora la protesta. Renzi credo che abbia trascinato il Pd a questo dato. E sta lavorando molto rispetto agli immobilismi degli altri governi”.

Risolto il nodo della sede del Pd e del debito?

“Il nocciolo della polemica non esiste, è stato strumentalizzato. Taglieremo, ci può essere un ritardo, ma onoreremo i nostri debiti. I tempi stanno cambiando, probabilmente una valutazione di riduzione degli uffici e di spostamento va fatta. Siamo abituato a fare con i pochi soldi che abbiamo, in futuro faremo scelte importanti. Peccato davvero per questa polemica inutile”.

 Intervista di Marcello Pollastri,

da "Corriere Padano", 11/07/2014



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