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Partito Democratico di Piacenza
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DIREZIONE PROVINCIALE del 4 marzo: ONLINE il VERBALE

5 marzo 2013


 

DIREZIONE

LUNEDI 4/3/2013

ore 21,00

 

1)La situazione politica dopo il voto; 
2)Varie ed eventuali.

 

 

Giulia Piroli, Presidente della Direzione apre la serata: Speravamo di essere qui con uno spirito diverso, c’è stato un vero e proprio terremoto politico. Durante le ore dello scrutinio ho visto piano piano dissolversi tutti i bei slogan del PD: “senti che bel vento”…”l’Italia giusta”,…… Nel Senato siamo il primo partito, ma siamo soli; abbiamo il compito di elaborare riforme elettorali e fiscali utili al Paese; una ipotesi di coalizione con il PDL ci farebbe scomparire. Il Movimento 5 Stelle ha avuto oltre 8 milioni e mezzo di voti, siamo passati dal Berlusconismo allo sfascismo di Grillo, che però ha saputo rappresentare gli “ultimi” meglio di noi. Il rinnovamento nostro c’è stato: facce pulite, la presenza massiccia di donne, ma non siamo riusciti a sviluppare i temi; non siamo riusciti a comunicare una “Italia giusta”.  I grillini si sono fatti portavoce della gente ; abbiamo parlato di esodati, tralasciando il tema delle pensioni e delle donne.  Si parlerà dell’analisi del voto : co i ma e con i se non possiamo andare lontano, sono necessarie certezze. Ringraziamenti ai militanti, a Serena, a Silvia, a nostri candidati che sono stati presenti in tutto il territorio.

Stefano Borotti Si chiude un periodo di intenso lavoro e anche un ciclo di vita del PD, i ringraziamenti sono d’obbligo; alla Direzione, Esecutivo, al segretario, al gruppo di coordinamento elettorale, grazie al comitato di Bersani e soprattutto a quello di Renzi, che si sono messi a servizio del partito, ai candidati e soprattutto a Giorgia, che è stata una testimonianza forte , ai segretari di circolo, ai sindaci e a tutti i militanti. Si passa ora ad illustrare  i risultati elettorali nazionali, regionali e locali:

 hanno votato 2.500.000 cittadini in meno;

 è avvenuto un massiccio spostamento di voti negli ultimi 20 anni;

 rifiuto della logica bipolare, con conseguente formazione di 3,4 poli all’interno del Parlamento.

 Bocciati i governi della sedicesima legislatura: Berlusconi tracolla, ma anche Monti fa “flop”

Unici candidati per coniugare rinnovamento e governo perdono il consenso e difficilmente si riuscirà a governare.

 Si evidenzia che pur in presenza di una fortissima perdita del centrodestra rispetto al 2008, anche il Partito Democratico ha subito una rilevante flessione in termini di voti e di percentuali. A Piacenza la perdita registrata è stata più contenuta: rispetto una contrazione media nazionale e regionale di oltre l'8 %, a Piacenza la diminuzione è stata inferiore al 4%. In città e in molti comuni della Provincia, il Pd ha raggiunto il traguardo di primo partito. Il centrodestra viceversa a Piacenza ha perso oltre il 21%, con un'emorragia di voti più elevata sulla media regionale. “Tuttavia si è trattato di un risultato insoddisfacente e largamente inferiore alle attese per il Pd”.i “limiti della campagna elettorale e della comunicazione hanno inciso in modo decisivo sul risultato”.

Nessuno aveva previsto un risultato deludente in questi termini, ora che fare? Dobbiamo guardare il Paese con un giusto senso del limite. La proposta di Bersani è l’unica che possa ritenersi gestibile; dobbiamo interrogarci , il progetto politico del PD ha bisogno di correttivi. Nelle condizioni date, sicuramente abbiamo sbagliato la campagna elettorale; doveva essere messo in campo Renzi fin da subito,, bisognava parlare di antipolitica e dare risposte di maggior concretezza alla crisi. Ora non funziona il passo cadenzato dell’alpino,  ma serve uno scatto equilibrato del pensiero, ben radicato nell’azione. Spero questo si avveri presto e subito nel congresso.

L'intervento del segretario Vittorio Silva ha preso le mosse dalla condizione difficilissima in cui si trova il Paese, “che non vive solo una crisi economica e sociale, ma una profonda crisi democratica, una crisi che vede messa in discussione l’Istituzione del Parlamento come luogo democratico, Dobbiamo fare una riflessione seria sul risultato e sulle risposte che ci possiamo dare.

“Io vengo confuso....oggi sono socialista, domani comunista, poi sindacalista, loro ci confondono, pensano che siamo come loro. Noi non siamo come loro! Loro sono morti, e vogliamo vederli tutti nella tomba! Io vedo questa sufficienza borghese nel giudicare il nostro movimento....mi hanno proposto un'alleanza. Così ragionano! Ancora non hanno capito di avere a che fare con un movimento completamente differente da un partito politico...noi resisteremo a qualsiasi pressione che ci venga fatta.

E' un movimento che non può essere fermato....non capiscono che questo movimento è tenuto insieme da una forza inarrestabile che non può essere distrutta....noi non siamo un partito, rappresentiamo l'intero popolo, un popolo nuovo..." 

Adolf Hitler         (4 aprile 1932)

Queste poche righe ci fanno pensare……

Abbiamo perso. Occorre ragionare sulle cause e sulle cose da fare, assicurare al paese un governo e per correggere quello che non ha funzionato. Il Pd ha perso perchè non è stato convincente sul tema del cambiamento e perchè una parte dell'elettorato lo ha assimilato a un sistema politico ritenuto incapace di fornire risposte ai bisogni della gente e ripiegato nella difesa dei propri privilegi. Giusti i ringraziamenti, ma il partito non si è impegnato abbastanza, non tutti hanno dato il massimo.

In Lombardia la situazione del PDL era disastrosa, ma nonostante il nostro candidato giovane e nuovo Ambrosoli, siamo stati sconfitti.

è stata determinante la scarsa incisività della campagna elettorale; Non si sono trovate le parole giuste per far comprendere il progetto del centrosinistra. E' stato pagato anche il sostegno alle politiche di austerità del governo Monti, politiche che l'elettorato rifiuta se non collegate ad un progetto credibile di rilancio dello sviluppo. Occorreva chiedere con più determinazione un cambio radicale delle politiche economiche europee che vanno denunciate come sbagliate. Ma oltre a questo, il Pd deve riuscire ad esprimere, con la sua azione concreta nelle istituzioni una maggiore capacità di cambiamento e di radicalità. Siamo stati poco convincenti rispetto al tema di cambiamento, non abbiamo usato parole incisive e chiare per illustrare il nostro programma.  Il 48 % della popolazione ha deciso di votare nell’ultimo mese e ben il 14% negli ultimi 15 giorni; dobbiamo interrogarci se abbiamo fatto tutto ciò che era possibile fare.

Ad esempio  i vitalizi dei consiglieri regionali. E' stato importante che in Emilia Romagna siano stati eliminati per il futuro. Ma il gruppo consiliare del Pd avrebbe dovuto rinunciare da subito, nel suo insieme, senza lasciare come invece è successo, possibilità di scelta ai singoli. Nonostante la sconfitta il centrosinistra ha la maggioranza assoluta dei seggi alla Camera e quella relativa al Senato. Giusto quindi rivendicare il diritto di presentare un proposta di governo al Parlamento con alla guida il proprio candidato premier Bersani. Un governo basato su pochi punti chiari per rispondere alla domanda di cambiamento e alle emergenze economiche e sociali del Paese , e rispetto al quale in parlamento ciascuna forza politica, a cominciare dal Movimento 5 Stelle, si assuma la propria responsabilità. Si difendono in questo modo le prerogative del Parlamento. Questa proposta non ha alternative ed è improponibile qualsiasi ipotesi di governo di larghe intese col Pd. Per quanto riguarda il partito occorrerà aprire una fase nuova sia nell'assetto dei gruppi dirigenti, sia riflettendo su come rafforzare il progetto del Pd. Mantenendo ferma l'idea di partito collegiale, non personalistico, radicato sul territorio. Ma ragionando sugli strumenti necessari a rafforzare la partecipazione e la capacità di coinvolgimento della società. Noi non possiamo permettere che la “rete” prenda il posto di giornali, tv, letteratura; non possiamo permettere che i partiti cedano il posto ai Movimenti: troppe persone hanno sacrificato la loro vita per la democrazia:

Segue   ampio dibattito:

Elisabetta Ferrari – dal 2008 ad oggi abbiamo perso tanti voti ; ci troviamo nel mezzo di una crisi economica . Il centrodestra ha franato ma, nonostante questo noi abbiamo perso. Abbiamo una classe dirigente incapace , non abbiamo dato risposte riformiste e neanche risposte in tema di ecologia  (referendum). Il PD non ha saputo mettere al centro questi grandi temi; la sola usterità non basta, nelle nostre liste figuravano “impresentabili” che non abbiamo tolto. I grillini sono stati riformisti e moderni, noi non assumiamo posizioni chiare e nette; forse tenere più aperto il nostro campo ci avrebbe fatto bene; nei grillini non è distinta la destra dalla sinistra; dovremmo prendere in esame i temi dei grillini; negli 8 punti di Bersani non ho visto la riforma elettorale.

Mara Negrati – la politica del futuro deve tenere distinta la destra dalla sinistra, non può essere un tutt’uno, non dobbiamo adeguarci a questa linea di pensiero.

Carlo  Berra – Questo risultato ci consegna una serie di problemi dobbiamo riflettere ed analizzare il fatto che ci troviamo di fronte a domande complicate, come ad esempio la natura della crisi economica e sociale. Siamo in grado di elaborare un progetto di riforma della portata che ci possa riportare al benessere? Credo che ne siamo lontani; non abbiamo ancora un progetto organico; siamo in difficoltà: non abbiamo la forza di aggredire una situazione così difficile. I nuovi bisogni sono rappresentati da una democrazia di segno liberale; la crisi di questo sistema rappresentativo è incapace di dare una risposta in tal senso. La dimissione del Papa è un segno anche laico; scompare il senso della storia e rimane la cultura dell’istante. Dobbiamo ripartire da basi culturali o utilizziamo questo nostro partito, che è l’unica possibilità per poter combattere cercando di dare risposte, oppure “moriamo” Dobbiamo saper ben organizzare le risorse culturali che possano guardare il mondo che sta cambiando.

Marco Marchetta – la sconfitta va considerata come una grande opportunità, verso quale società vogliamo andare; dobbiamo pensare ad uno sviluppo economico che operi in modo diverso. I grillini non rappresentano un movimento passeggero, dobbiamo pensare ad una strategia alternativa, attraverso una trasparenza amministrativa. La linea dei grillini rappresenta la nuova destra con la quale dobbiamo misurarci; mettiamo in campo la nuova sinistra; la destra non può rappresentare i più deboli. Dobbiamo smetterla di pensare alle percentuali e lavorare.

Federico Sichel – Io mi ritrovo nel progetto politico del PD. Avere un partito politico strutturato è utile ed è in grado di invìcidere a differenza di un movimento di pochi.

Lalla Fellegara – le radici storiche. Questa società rifiuta di legittimare i corpi intemedi; ad esempio il sindacato che rappresenta unicamente sé stesso; oggi la finalità del gruppo è rappresentare sé stesso. O ripensiamo alla partecipazione altrimenti è finita.Noi non siamo percepiti come capaci di rappresentare e portare le istanze di ciascuno di noi, Se vogliamo avere una speranza, dobbiamo aprire le porte ; se abbiamo paura non andiamo da nessuna parte . Dobbiamo essere un partito aperto che sa accogliere convincere che le nostre idee possono garantire la coesione sociale. Se così non fosse, non avremo la forza di governare e l’ultimo non potrà essere difeso.

Giovanna Palladini – In Lombardia c’erano tutti i presupposti per vincere ma così non è stato. Non dobbiamo cadere in conclusioni troppo semplicistiche: se ci fosse stato Renzi, avremmo vinto? Non lo so, ma credo che le primarie siano state un fenomeno di massa che hanno dato un esito. Si mette in discussione lo strumento delle primarie. Abbiamo la responsabilità di muoverci rispetto alle persone che ci hanno votato; il risultato elettorale implica  la necessità di un cambiamento, non dobbiamo delidere la fiducia delle persone che hanno contribuito alla costruzione di questa democrazia. Questo elettorato va diminuendo e di pari passo aumenta chi non si sente garantito per nulla. Nell’ultima settimana di voto il nosro entusiasmo partitto sull’onda delle primarie era molto diminuito. Siamo in presenza di un partito che non ha fatto sintesi sui contenuti; Bersani ha tenuto insieme questo partito, ma non lo ha “unito”, adesso non basta più, siamo in presenza di una lotta interna, dove ognuno cerca di bastare a sé stesso: in questo modo non facciamo sintesi. Abbiamo costruito anni di partecipazione, nella nostra città la partecipazione non rappresenta un segno di debolezza, dobbiamo però assumere un linguaggio chiaro.

Gianni Cravedi – la sconfitta ha diverse cause, che risalgono a tempi lontani; non abbiamo capito in tempo e poi abbiamo sottovalutato.  Abbiamo perso la capacità di capire questo Paese.Abbiamo mancato nel contatto con i giovani, ci è mancata la volontà di vedere fino in fondo la nostra politica. Un milione di persone che hanno sempre votato PD questa volta hanno dato il loro voto a Grillo; i temi di questo movimento dovevano già essere sviluppate da noi già in passato; è mancata una capacità profonda di analisi. Adesso va ricercata la governabilità, questo può aiutare anche noi, impedendoci di nasconderci dietro un falso alibi. Nonostante Grillo l’astensione al voto è aumentata.

Betty Rapetti – Se fossimo in Francia per noi oggi sarebbe meglio. E’ stato un errore non insistere sul cambiamento della legge elettorale L’elettorato PD è rappresentato da pensionati e lavoratori dipendenti; i precari non ci hanno votato, non hanno avuto fiducia in Bersani, nonostante la sua campagna elettoale fosse incentrata sul lavoro. Il problema del precariato e della disoccupazione è molto grave in Italia. Il modello del nostro partito va rivisto; Grillo riesce ad avere l’unione del suo movimento attraverso web. Sicuramente il web dovrà far parte del nostro futuro, ma non in modo esclusivo. Mi auguro che il mio partito mantenga il modello del 2007 ma con uno sguardo a coloro che non siamo riusciti a raggiungere, senza annullare la nostra identità noi dovremo diventare “qualcosaltro”.

Renza Malchiodi – Non è il caso di fare dietrologia, ma dobbiamo guardare avanti. Da sempre è faticoso fare i banchetti; basta dire che noi non sappiamo comunicare; significa che vi sono difficoltà di contenuti, non solo nella modalità di esposizione. Non sono meravigliata che in Lombardia abbiamo perso,  era come per il PDL vincere nella nostra Regione.  Chi ha votato Grillo ha lanciato un segnale di cambiamneto, nel nostro partito vi sono ancora anime vecchie. Dobbiamo toglierci di dosso il disprezzo; non vorrei un solo elettore di meno, anche se nelle elezioni precedenti aveva votato centrodestra, significa che sono stata abbastanza convincente. Voglio che il mio partito raccolga la voce di tutti, ascolti e traduca.

Marco Bergonzi -  Non credo che non abbiamo saputo ascoltare, non abbiamo invece saputo dare risposte; il programma comprendeva tutto, ma avevamo il comune sentire che la partita era già vinta. Le primarie rappresentano uno strumento e non un fine, fanno parte del patrimonio del PD. Ci siamo mossi in ritardo con i contatti con l’elettorato,  e il Pd non è stato abbastanza determinato in passato sul tema della riforma elettorale. I grillini raccolgono le istanze dei cittadini, ma non sono in grado di dare risposte. Tornare a votare ci renderà ancora più deboli.

Patrizia Calza – Siamo abbacchiati per questa sconfitta, credavamo di vincere sull’onda dei passi falsi del PDL,ma la gente non era convinta di votare. Dobbiamo considerare che la storia ci insegna ch e la sinistra nei momenti di crisi ha sempre vinto, ma stavolta così non è stato. Dobbiamo interrogarci su cosa vuole essere il PD e quali risposte vogliamo dare.. Monti ha preso voti al PDL : la parte debole oggi è rappresentata anche dagli imprenditori, noi non abbiamo saputo intercettarli. La classe politica viene vista come quella che vuole mantenere i propri privilegi e la risposta che viene dalla gente è “mi avete stufato, tu non vedi i miei problemi: le tasse da pagare, le bollette, l’affitto… e io te li sbatto in faccia!” Il PD non ha saputo dare risposte per il futuro. Deve ora decidere quale identità vuole assumere, per poterci permettere di essere votati da tutti.

Roberto Reggi – Bersani ha detto “non abbiamo fatto abbastanza per mettere nell’ordine del cambiamento “. Fu l’unico a capire che se non avessimo fatto le primarie non avremmo vinto, non ha però avuto il coraggio di andare fino in fondo; ad un certo punto è prevalsa l’autoconservazione.rispetto al bene del Paese. Nelle primarie abbiamo compresso la partecipazione ; non affidarci al cambiamento ci ha portato a perdere. Tutto l’entusiamo generato dalle primarie è stato gettato alle ortiche, non ci siamo riusciti, nemmeno con un premier piacentino. Non condivido il finanziamento ai partiti. I cittadini vogliono il no al finanziamento pubblico e la riforma elettorle e questo non figura nei punti di Bersani. Vengono meno tutte le sicurezze, dobbiamo cercare di anticipare nei contenuti e nell’organizzazione del partito. Ci dobbiamo rivolgere  a tutti, diversamente rappresenteremo sempre la minoranza e io in minoranza non ci voglio stare.

Paola Gazzolo – dovremmo uscire da questa direzione decidendo se appoggiare o no la direzione nazionale di mercoledi, D’accordo ad aprire proposte a tutti, no solo al PDL. Affrontando il tema dei contenuti, non sempre ci sforziamo di ascoltare e confrontarci con i cittadini. Abbiamo mancato nell’informazione che l’Emilia Romagna è l’unica Regione che ha iniziato un percorso di contenimento di xcosti, diminuendo i compensi ai propri amministratori, abbiamo lasciato che Grillo ne facesse un “cavallo di Battaglia”

Pierangelo Romersi – dobbiamo distinguere il tema della formazione del governo, ciò che è emerso stasera, vanno espresse al congresso. E’ stata sconfitta la segreteria di Bersani, si apre un problema identitario, bisognerà quindi ripartire da Congresso.



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