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Partito Democratico di Piacenza
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Benedetta Maini e Andrea Ziliani: la riscossa parta da noi giovani

24 aprile 2013


Era evidente, era nell'aria già da diverso tempo: dopo la debacle di Lega e PDL lo scorso anno; ora è toccato al nostro PD. Come mai?

Bastava soltanto ascoltare. Siamo consapevoli che ascoltare è probabilmente una delle azioni più faticose per l'essere umano ma era sufficiente seguire la voce dei cittadini, le grida disperate di chi non arriva più alla terza settimana del mese o che, ancora peggio, è rimasto senza un lavoro, senza una certezza per il futuro, senza una speranza. Non siamo stati all'altezza del nostro ruolo.

Ora bisogna ripartire. Ripartire da un PD nuovo, fatto dai cittadini, a misura di cittadino.
Noi giovani vogliamo essere i protagonisti di questa rinascita, vogliamo dare il nostro contributo al riscatto di un partito e di una generazione; noi siamo per spirito innovatori, riformatori, capaci di grandi sogni e di grandi progetti, siamo ambiziosi e con tanta voglia di fare! Viviamo in un Paese in cui la gerontocrazia è una piaga sociale mentre coloro che dovrebbero essere considerati una risorsa importante, vengono messi in un angolo.

L'attuale classe dirigente non ci considera all'altezza, convinta che la loro navigata esperienza sia il solo strumento per uscire dalla crisi.
Come si può essere talmente ciechi da non vedere e non sentire la voglia di cambiamento che si respira nelle città, nei paesi, nelle piazze?

Riteniamo opportuno, in questa situazione delicata, aprire un dibattito serio e costruttivo su cosa significhi essere di sinistra oggi. Essere di sinistra non vuol dire avere un'ideologia conservatrice e integralista, bensì credere nel progressismo, tutelando allo stesso tempo i soggetti più deboli.
Oggi tali soggetti sono soprattutto i giovani, i disoccupati e i precari.
La nostra ricetta "salva Pd-salva Italia-salva generazione" parte da quattro punti fondamentali:

IL LAVORO: è certamente necessaria una riforma del mercato del lavoro ma è anacronistico farla secondo modelli dello scorso millennio. Lo Statuto dei lavoratori è stato senza dubbio un' importantissima conquista ottenuta dalla generazione dei nostri genitori ma, nel 2013, non è più attuale un documento datato 1970. La vera piaga sociale oggi è la precarietà, una condizione infelice che riguarda specialmente i giovani ma non solo. E' sbagliato continuare a tutelare solo una parte dei lavoratori, non possono esistere lavoratori di serie A e lavoratori di serie B. Il tanto osannato articolo 18 interessa oggi solo un 1/3 degli occupati; non sarebbe il caso di estenderne i diritti agli altri 2/3? E' necessario eliminare le tantissime tipologie di contratti a progetto, interinali, di collaborazione che di fatto diventano degli escamotage per pagare meno la forza lavoro privandola delle più basilari tutele. Lo stato deve incentivare le assunzioni a tempo indeterminato agevolando le imprese, sgravandole da un carico fiscale che non ha pari in Europa. Il modello della flex-security dei paesi scandinavi sarebbe un importante punto di partenza. Tale modello prevede forme contrattuali flessibili e affidabili ottenute mediante contrattazioni collettive e un'organizzazione del lavoro moderna, strategie integrate di apprendimento durante tutto l'arco della vita lavorativa, efficaci politiche attive del mercato del lavoro e sistemi evoluti di sicurezza sociale che supportano reddito, occupazione, mobilità (amplia copertura delle prestazioni sociali).
Questo sistema laddove è utilizzato ha migliorato l'occupazione complessiva, quella femminile, giovanile e dei lavoratori più anziani, ha diminuito il tasso di coloro che sono a rischio povertà ed ha aumentato l'indice produttivo.

LA MERITOCRAZIA: sono ancora troppe le persone intimorite da questa parola, molte di loro sono convinte che il sistema del merito favorisca un certo classismo. Nulla di più errato, in realtà in un sistema meritocratico le cariche e i ruoli sono affidati secondo criteri di valore, e non di appartenenza lobbistica o familiare. Il sistema delle competenze permette a chi è più preparato, a chi si impegna di più e a chi ha maggiori attitudini di fare carriera nel proprio ambito, senza per questo abbandonare a sé stessi coloro che sono meno preparati. Chi invece viene ostacolato da questo impianto sono tutti coloro che mirano a ricoprire ruoli importanti senza averne le capacità ma utilizzando altri mezzi (conoscenze, nepotismo, servilismo ed altre doti che poco hanno a che vedere con la professionalità).

LA POLITICA: la politica oggi più che mai deve farsi interprete dei bisogni e delle richieste dei cittadini e non viceversa pretendere che i cittadini si facciano carico delle necessità dei partiti.
Nel lontano aprile del 1993, il referendum abrogativo promosso dai Radicali Italiani vide il 90,3% dei voti espressi dagli italiani, a favore dell' abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Solo nove mesi più tardi il Parlamento reintrodusse i finanziamenti pubblici definendoli "contributo per le spese elettorali".
E' fuori luogo e lontano dalla realtà pensare che il mancato finanziamento pubblico permetta solo ai super ricchi di fare politica, costoro l'hanno sempre fatta e continuano a farla mentre spesso le spese dei circoli (specialmente i più piccoli) e delle campagne elettorali sono a carico degli iscritti al partito, tutto avviene tramite autofinanziamento, sia che si sia poveri che ricchi.
Non dimentichiamo inoltre che il finanziamento privato è tuttora in vigore senza alcuna trasparenza, un iscritto al partito o un comune cittadino non è a conoscenza né di chi siano i privati che finanziano il partito né tanto meno dell'entità del loro finanziamento.
E' necessario abolire del tutto i rimborsi elettorali e regolamentare e rendere trasparente il finanziamento privato.
Sicuramente non si risanerà il debito pubblico con i soldi della politica ma quanto meno i partiti e le istituzioni riacquisterebbero quella fiducia e quella coerenza da tempo perdute.
Per semplificare, saremmo disposti ad accettare che il nostro datore di lavoro ci dimezzi lo stipendio imputando la colpa alla crisi economica senza però diminuirsi i compensi o addirittura incrementandoseli (vedi regione Lazio con la giunta Polverini)?

L'ENTUSIASMO: last but not the least, la passione è l'emozione più forte che interessa ogni aspetto della vita di una persona. L' impegno politico vissuto in modo spontaneo e autentico, qualsiasi sia il livello del ruolo ricoperto, genera inevitabilmente un entusiasmo contagioso. Interessarsi della comunità, della cosa pubblica, del bene comune è sempre un' esperienza gratificante a prescindere dal risultato elettorale ottenuto. E' così che noi vediamo l'attività politica, è questa positività che vorremmo trasmettere ai tanti ragazzi che sono stati spesso esclusi, emarginati, messi da parte dalla classe dirigente italiana. I giovani non sembrano avere un forte appeal anzi sono spesso considerati come un elettorato di serie B, poco importante e interessante. Per noi invece vengono per primi, rappresentano il futuro, la speranza, la freschezza e la coscienza critica del nuovo millennio.
Non è vero che ai ragazzi non interessa la politica e non è vero che la maggior parte di noi è affetta da qualunquismo, è sicuramente vero che facciamo fatica a sentirci rappresentati esclusivamente da persone che hanno l'età dei nostri genitori o dei nostri nonni e che parlano perennemente in politichese.
Non abbiamo bisogno di "Vaffa" o di Ruby per avvicinarci alla politica, abbiamo semplicemente bisogno, come diceva il grande Sandro Pertini, "di esempi di onestà, di coerenza e di altruismo".

Benedetta Maini e Andrea Ziliani


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