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Partito Democratico di Piacenza
  17 novembre 2018 Partito Democratico Piacenza
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Direzione provinciale del Pd, Silva: “Poco convincenti sul tema del cambiamento. No a intese con il Pdl”

5 marzo 2013


Due le relazioni introduttive, la prima del coordinatore dell'esecutivo e della campagna elettorale Stefano Borotti, e a seguire del segretario del segretario provinciale Vittorio Silva.

Borotti ha illustrato i risultati elettorali nazionali, regionali e locali, evidenziando che pur in presenza di una fortissima perdita del centrodestra rispetto al 2008, anche il Partito Democratico ha subito una rilevante flessione in termini di voti e di percentuali. A Piacenza la perdita registrata è stata più contenuta: rispetto una contrazione media nazionale e regionale di oltre l'8 %, a Piacenza la diminuzione è stata inferiore al 4%. In città e in molti comuni della Provincia, il Pd ha raggiunto il traguardo di primo partito. Il centrodestra viceversa a Piacenza ha perso oltre il 21%, con un'emorragia di voti più elevata sulla media regionale. “Tuttavia si è trattato di un risultato insoddisfacente e largamente inferiore alle attese per il Pd”. Secondo Borotti i “limiti della campagna elettorale e della comunicazione hanno inciso in modo decisivo sul risultato”.

L'intervento del segretario Vittorio Silva ha preso le mosse dalla condizione difficilissima in cui si trova il Paese, “che non vive solo una crisi economica e sociale, ma una profonda crisi democratica”.


“Il distacco tra cittadini e istituzioni può portare a esiti imprevedibili. In questo contesto è maturata la sconfitta netta del Pd e del centrosinistra. Occorre ragionare sulle cause e sulle cose da fare, assicurare al paese un governo e per correggere quello che non ha funzionato. Il Pd ha perso perchè non è stato convincente sul tema del cambiamento e perchè una parte dell'elettorato lo ha assimilato a un sistema politico ritenuto incapace di fornire risposte ai bisogni della gente e ripiegato nella difesa dei propri privilegi”.
Secondo Silva “è stata determinante la scarsa incisività della campagna elettorale”. “Non si sono trovate le parole giuste – ha proseguito il segretario – per far comprendere il progetto del centrosinistra. E' stato pagato anche il sostegno alle politiche di austerità del governo Monti, politiche che l'elettorato rifiuta se non collegate ad un progetto credibile di rilancio dello sviluppo. Occorreva chiedere con più determinazione un cambio radicale delle politiche economiche europee che vanno denunciate come sbagliate. Ma oltre a questo, il Pd deve riuscire ad esprimere, con la sua azione concreta nelle istituzioni una maggiore capacità di cambiamento e di radicalità”.


Silva ha citato l'esempio dei vitalizi dei consiglieri regionali. “E' stato importante che in Emilia Romagna siano stati eliminati per il futuro. Ma il gruppo consiliare del Pd avrebbe dovuto rinunciare da subito, nel suo insieme, senza lasciare come invece è successo, possibilità di scelta ai singoli”.

“Nonostante la sconfitta il centrosinistra – ha fatto notare – ha la maggioranza assoluta dei seggi alla Camera e quella relativa al Senato. Giusto quindi rivendicare il diritto di presentare un proposta di governo al Parlamento con alla guida il proprio candidato premier Bersani. Un governo basato su pochi punti chiari per rispondere alla domanda di cambiamento e alle emergenze economiche e sociali del Paese ,e rispetto al quale in parlamento ciascuna forza politica, a cominciare dal Movimento 5 Stelle, si assuma la propria responsabilità. Si difendono in questo modo le prerogative del Parlamento. Questa proposta non ha alternative ed è improponibile qualsiasi ipotesi di governo di larghe intese col Pdl”.

“Per quanto riguarda il partito – ha concluso Silva – occorrerà aprire una fase nuova sia nell'assetto dei gruppi dirigenti, sia riflettendo su come rafforzare il progetto del Pd. Mantenendo ferma l'idea di partito collegiale, non personalistico, radicato sul territorio. Ma ragionando sugli strumenti necessari a rafforzare la partecipazione e la capacità di coinvolgimento della società”.

E' seguito un ampio dibattito nel corso del quale sono intervenuti, tra gli altri, Carlo Berra, Patrizia Calza, Paola Gazzolo, Marco Bergonzi, Giovanna Palladini, Roberto Reggi. Pur con accenti diversi, è emersa la larga condivisione dell'analisi introduttiva di Silva e della proposta di Bersani di presentare al Parlamento una proposta di governo.

Nel dibattito è stata sottolineata la necessità che nell'agenda del nuovo governo sia inclusa la riforma della legge elettorale. Marco Bergonzi in particolare ha sottolineato come il Pd non sia stato abbastanza determinato in passato su questo tema. Roberto Reggi ha rimarcato l'insufficiente coraggio da parte di Bersani e del partito nel portare avanti il cambiamento e il fatto che anche i temi dell'agenda di Bersani per il governo vadano rafforzati sotto questo aspetto, includendo anche l'abolizione del finanziamento pubblico dei partiti.




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