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Vittorio Silva sulla riorganizzazione del sistema territoriale di Piacenza

25 ottobre 2012


Mentre il tema dell'accorpamento delle Province catalizza il dibattito e la cronaca politica locale, si sta avvicinando, passando sotto silenzio, una scadenza che avrà per il sistema degli Enti Locali piacentini e per i suoi cittadini conseguenze non meno rilevanti.

Le disposizioni contenute nel decreto legge noto come "spending review" prevedono infatti che tutti i comuni sotto i 5.000 abitanti (3.000 per i comuni montani) debbano obbligatoriamente gestire in forma associata entro il 31 Dicembre 2013, mediante unione dei comuni o convenzione, tutte le loro funzioni fondamentali.

Almeno tre di queste dovranno tuttavia esserlo già entro la fine dell'anno in corso. Cioè tra poco più di due mesi. Le stesse norme affidano poi alle Regioni il compito di individuare gli ambiti ottimali per la gestione associata delle funzioni dei comuni nelle materie di competenza regionale.
Il senso di queste previsioni è chiaro: spingere l'acceleratore sulla riduzione della frammentazione degli Enti Locali, perseguendo ad un tempo una maggiore economicità del sistema ed una governance del territorio più efficace.

La Regione Emilia Romagna ha da tempo promosso con energia e incentivato economicamente, l'associazionismo tra Comuni. Già oggi le forme associative tra Enti Locali interessano 1.300.000 abitanti della nostra regione e cominciano anche ad avanzare le prime esperienze di fusione tra comuni: esemplare il caso della Val Samoggia, in provincia di Bologna, dove sei comuni daranno vita ad un unico comune di 40.000 abitanti.

Nella nostra provincia, pur in presenza di una rilevante polverizzazione dei comuni (34 comuni hanno meno di 5.000 abitanti, e di questi 10 meno di 1.000) la gestione associata di servizi e funzioni è meno diffusa che nel resto della Regione. In questo quadro le prossime scadenze possono rappresentare per noi un'occasione per recuperare il terreno perduto; oppure viceversa possono aggravare il nostro ritardo rispetto alle esperienze più dinamiche e più virtuose.

Il primo scenario potrà verificarsi se i comuni piacentini adotteranno un atteggiamento aperto all'innovazione e al cambiamento, superando particolarismi e campanilismi, inserendo il rispetto dei vincoli normativi dentro ad un progetto ed una strategia al cui centro stia l'esigenza di migliorare e salvaguardare i servizi ai cittadini e alle imprese, incrementandone efficacia ed efficienza. Il secondo scenario sarà invece quello che cui si andrà incontro se i vincoli imposti dalle leggi e le relative scadenze saranno solo subite, in un'ottica minimalista e di breve periodo, esclusivamente orientata al rispetto formale della legge.

Ciò è ancora più vero se si pensa che nel prossimo futuro ai comuni sarà chiesto non solo di gestire funzioni e servizi attuali con meno risorse, come già accade, ma anche parte delle funzioni oggi di competenza delle Province e delle relative risorse umane e finanziarie. Questi compiti non potranno essere efficacemente svolti da Enti inadeguati per dimensione e consistenza.

Ciò vale anche per i nostri comuni di maggiori dimensioni, Fiorenzuola, Castel San Giovanni, Rottofreno: neanche loro potranno chiamarsi fuori dalla scommessa del cambiamento, perché abbastanza grandi da sfuggire agli obblighi previsti dalla legge, ma troppo piccoli per reggere da soli le nuove sfide che gli Enti Locali devono affrontare.

Se si inquadrano dunque le scelte da compiere oggi in una prospettiva di medio lungo periodo, ne deriva innanzitutto che le nuove unioni comunali dovrebbero avere dimensioni territoriali e demografiche ben più ampie del limite dei 5.000 abitanti fissati dalla legge. In un territorio quale il nostro si potrebbe pensare a 5/6 unioni di dimensioni intorno ai 30.000 abitanti, strutturate seguendo il corso delle nostre vallate. Un disegno che potrebbe eventualmente essere realizzato per gradi, partendo da forme associative meno ampie. Inoltre servirà che la costituzione delle Unioni Comunali sia guidata da un adeguato progetto organizzativo.

Si tratta certamente di un passaggio non facile da affrontare per perché oltre al coraggio politico e alla voglia di innovare richiede una capacità progettuale e competenze scarsamente accessibili per comuni di piccola dimensione quale sono i nostri. Sarebbe stato e sarebbe dunque fondamentale il ruolo di coordinamento e di supporto della provincia. Ma il nostro Ente Provinciale e il suo presidente hanno scelto di lasciare soli i comuni, preferendo impegnarsi su altri fronti più idonei all'esposizione mediatica, come ben sappiamo.

Così i comuni devono affrontare e vincere da soli questa sfida che prima ancora che politica è culturale. Che vi riescano è interesse non solo loro ma di tutto il nostro territorio, dei suoi cittadini e delle sue imprese. Infatti oggi più che mai la qualità e il il dinamismo dell'economia e della società è legata alla forza del sistema territoriale, alla presenza di una Pubblica Amministrazione efficiente ed innovativa, alla disponibilità di servizi moderni ed adeguati ad ogni livello.

fonte: Libertà del 25 ottobre 2012



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vittorio silva |  spending review |  unione comuni | 

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