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Partito Democratico di Piacenza
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Meno tasse: molti ci avevano creduto, ma il governo colpisce di nuovo la casa

28 luglio 2011


In molti ci avevano creduto: meno tasse e via l’Ici sulla prima casa. Ebbene sulla prima casa torna a gravare l’Irpef che peserà per il 20% del valore catastale. Con la differenza che l’Ici era una imposta comunale trasparente e della quale i contribuenti potevano misurarne, nei Comuni ben amministrati, l’efficacia. Tra l’altro, nello specifico, va ricordato che ad oggi la rendita catastale non concorre a formare il reddito imponibile grazie ad una norma introdotta  nel 2001 dal governo di centro sinistra. Gli introiti della nuova tassa finiranno nel calderone di un bilancio dello Stato aggravato da manovre di rientro del debito pubblico dettate dall’emergenza e contraddistinte da profonda ingiustizia. In una nave che affonda e con poche scialuppe di salvataggio questo Governo ha scelto la sua priorità su chi salvare. Ognuno faccia i suoi conti per calcolare se ci sarà o no su quella scialuppa. Partiti di opposizione, Pd in testa, movimenti, quotidiani, la dilagante informazione online stanno facendo la loro parte nell’opera di traduzione della manovra del Governo di centro(?) destra. Il Partito Democratico, inascoltato, dentro e fuori dal Parlamento, ha avanzato le sue proposte per riportare la nave in porto, a partire da alcune idee “normali”: promuovere i redditi da lavoro, tassare le grandi rendite finanziarie, agire con decisione contro l’evasione fiscale. Invece, sempre per rimanere in tema di welfare la manovra prevede un taglio delle agevolazioni fiscali, detrazioni e deduzioni, del 5 per cento nel 2013 e fino al 20 per cento nel 2014. Un meccanismo che è già legge dello Stato e che entrerà in vigore se non sarà varata la riforma del Welfare. La reintroduzione dell’Irpef sulla casa è quindi solo uno degli esempi di ciò succederà.

Ma la critica, la mobilitazione, l’indignazione, la protesta non sono sufficienti a modificare lo stato di fatto né nel merito di decisioni inique né nel rappresentare appieno un distacco profondissimo non solo tra Governo e governati, ma, tragicamente, tra Parlamento e cittadini elettori.
In particolare sul tema del welfare sono necessarie idee nuove e innovative che tengano conto dell’emergenza reale dello stato dei conti pubblici ma anche di una analisi coraggiosa: il nostro Paese è quello con la più bassa spesa sociale in Europa, ma anche quello di grandissime distorsioni della stessa spesa sociale.

Perlopiù accentrata e non in rete con i servizi socio sanitari territoriali, sovraordinata rispetto le competenze degli enti locali e quindi fuori dal “normale” monitoraggio che, in virtù del principio di sussidiarietà, risulterebbe più semplice agli enti Enti, come i Comuni, più vicini ai cittadini. Ha davvero il sapore della presa in giro il can can sul federalismo agitato dalla Lega Nord: il vero federalismo dovrebbe infatti partire dal decentramento delle grandi casseforti di spesa sociale il cui accentramento è stato invece in questi anni rafforzato, non dal ridicolo disegno di aprire sedi di rappresentanza ministeriale al nord!  Così come è necessario ripensare il modello di welfare a misura delle famiglie, mettendo in campo non solo il tradizionale sistema dei servizi, ma riscrivendo il patto sociale tra le famiglie, riconoscendo loro il ruolo attivo e pro attivo che hanno nella comunità con particolare riferimento al potenziale ad oggi inespresso (anzi completamente depotenziato dalla manovra del Governo) rappresentato dalle donne,  il sistema delle imprese sociali interessate a nuove progettualità  e gli Enti locali, per portare nuove e fresche energie capaci  contribuire alla  costruzione di  un Paese più giusto, più equo, più efficiente: insomma una nuova Italia.

Giovanna Palladini, responsabile Welfare del Partito Democratico di Piacenza.



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