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Partito Democratico di Piacenza
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Lacrime e sangue da una manovra finanziaria iniqua e inefficace.

22 luglio 2011


UN ALTRO GOVERNO

E’ stato un mese drammatico quello appena trascorso per l’Europa. Ma lo è stato anche per il nostro paese a causa di due fatti importanti. Da un lato, l’allargamento del differenziale dei tassi di interesse tra i titoli tedeschi ed i titoli italiani che è passato (per le scadenze a dieci anni) dallo 0,25% del 2007 (governo Prodi) ad oltre il 3% (governo Berlusconi) di queste ultime settimane. D’altra parte, nelle settimane scorse vi sono stati seri problemi anche per le banche italiane che hanno perso valore in Borsa (-28,43% nell’ultimo anno).

La speculazione ha attaccato i nostri titoli, perché poco credibile è stata la gestione politica di queste ore. Una scarsa credibilità che ha radici nel passato. In otto degli ultimi dieci anni, ha governato il centrodestra con risultati pessimi sul fronte della crescita e dei conti pubblici. Risultati che sono molto peggiori di quelli conseguiti in altri paesi, colpiti dalla stessa crisi economica: un solo numero, nel 2010 la crescita italiana del PIL è stata dell’1,3%, quella tedesca del 3,6%.

Il debito pubblico è aumentato passando dal 103,5% del PIL nel 2007 (governo Prodi, monistro dell’economia Padoa Schioppa) al 120,3% del PIL nel 2011 (governo Berlusconi, ministro dell’economia Tremonti). Allo stesso tempo il risparmio delle famiglie italiane poi è praticamente precipitato dal 23,3% degli anni Novanta al 15,3% previsto per il 2011 ed è inferiore a tutti i grandi paesi europei.

Si tratta del risultato di diverse spinte. La prima arriverà più aspra nel futuro dall’attuale aumento dei tassi (causato dalla nostra scarsa credibilità). Oggi paghiamo circa 75 miliardi euro di interessi per il nostro debito ed ogni punto di tasso di interesse in più ci costa intorno ai 15/18 miliardi di euro. La seconda dalla nostra scarsa capacità di mettere sotto controllo la spesa pubblica (aumentata oltre il 52% del PIL): nell’ultimo trimestre con dati disponibili (gennaio-marzo) la spesa pubblica corrente è aumentata da 153 a 156 miliardi di euro dal 2010 al 2011. L’unica spesa che il governo è riuscito a frenare è quella più importante, la spesa per investimenti, che è diminuita da 11 a 10,5 miliardi di euro. La terza è quella delle entrate che ovviamente non possono scendere sino a che interessi passivi sul debito e la spesa pubblica non verranno messi sotto controllo. In questo ambito due interventi dell’ultima manovra la dicono lunga sullo stato di confusione dell’esecutivo: si è aumentata l’imposta di bollo sulle comunicazioni  relative al deposito titoli, che però si configura come una patrimoniale sui BOT, che è un intervento inopportuno in un momento in cui occorre mantenere alta la fiducia dei cittadini sui BOT. Inoltre, ammontano a 20 miliardi di euro le risorse che nel 2014 il “futuro governo” dovrà ricavare dall’esercizio di una pessima delega fiscale senza il quale aumenteranno le tasse (appunto per 20 miliardi), in particolare per i meno abbienti.

Insomma risultati pessimi, purtroppo. Evidentemente giudicati tali anche dai mercati che hanno chiaramente bocciato una manovra che rimandava al 2013/2014 il pareggio di bilancio con una serie di interventi a volte sbagliati, a volte sbadati. Certamente non siamo la Grecia o il Portogallo, ma cominciamo ad essere giudicati pericolosamente dai mercati. Questo è il fallimento di Tremonti, che non è certo una garanzia nel posto che ricopre.
La manovra di 48 miliardi è, benché necessaria, evidentemente insufficiente e tardiva, oltre che poco credibile. Peraltro, è anche iniqua, come spiegato da altri colleghi in contributi precedenti. 
La situazione attuale diventa così difficile da affrontare. Alcune cose sono da fare subito: in primo luogo, mettere sotto controllo la spesa pubblica non attraverso tagli lineari ma con una review spending credibile, che questo governo non è in grado di realizzare. In particolare, occorre cominciare a tagliare seriamente la spesa nei ministeri centrali, affrontare adeguatamente il tema della riforma fiscale abbandonando la demagogia e spostando il peso delle manovre fiscali dal lavoro e dai redditi bassi al capitale e ai redditi alti, destinare un robusto recupero dell’evasione fiscale alla riduzione generalizzata della pressione fiscale e, non in ultimo, riformare vera degli ammortizzatori fiscali.

Tutto ciò va fatto con interventi mirati e calibrati. Non serve annunciare “rivoluzioni” impossibili. Il paese non è sull’orlo del precipizio come la Grecia, ma non è distante dall’esserlo. Quindi, occorre un governo capace di ottenere risultati perché credibile e competente; che non faccia proclami, ma si assuma una grave responsabilità. Insomma un altro governo ed è ormai evidente che, come la storia recente del paese dimostra ampiamente, solo un governo di centrosinistra può affrontare problemi di questo livello.


Franco Timpano – Responsabile Forum Economia Partito Democratico Piacenza.





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