| Home | Chi siamo | Contatti | Eletti e amministratori del PD | Articoli | Documenti | Forum | Link |
Feed RSS
Partito Democratico di Piacenza
  18 novembre 2018 Partito Democratico Piacenza
· Trasparenza · Regione emilia romagna · Consiglio provinciale · Pd - gruppo consiliare del comune di piacenza · Circoli territoriali ·
DOPO I TAGLI, RIFORME VERE?

21 settembre 2010


E’ necessario considerare che a partire dal 1997 con la legge n. 440
(reinvestimento dei risparmi sulla qualificazione dell’offerta
formativa) e 59 (autonomia), le competenze sul sistema scolastico sono
state decentrate alle scuole autonome ed agli enti territoriali,
mentre le risorse sono rimaste centralizzate.

Oggi pertanto le Regioni programmano l’offerta, ma lo Stato fornisce
il personale; le istituzioni scolastiche sviluppano una più ampia
contrattazione con il territorio, ma è sempre lo Stato che detiene i
cordoni della borsa.

Il disinvestimento riguarda:

-          Gli organici: siamo al secondo anno di un piano triennale,
anche se le cifre vengono spalmate su una diversificata gamma di
situazioni, per cui i risultati sono molto eterogenei. Ed è per questo
che il Governo fa lo slalom cercando di far credere che non ci siano
riduzioni: vedi il tempo pieno, che di fatto diminuisce, ma può
beneficare di vari residui orari del vecchio ordinamento, che consente
alle scuole di far fronte alle emergenze.

 I tagli sono lineari, uguali per tutti, anche se il sistema si
comporta in modo diverso nelle varie parti d’Italia; l’effetto di
questa operazione si vedrà sempre di più nei prossimi anni.

-          Le revisioni ordinamentali sono tutte al risparmio: maestro
unico (24 ore), rispetto al modulo (27 – 30 ore), tempo pieno senza
compresenze (un maestro per  ogni metà giornata), scuola materna ad
orario parziale (l’altra metà è sempre più a carico degli enti locali
o delle famiglie), scuola media a 30 ore (non più a 33), il tempo
prolungato a 36 solo se restano risorse (quasi mai); diminuzione degli
orari nelle superiori: licei 27 ore biennio 30 ora triennio contro le
34 dei percorsi sperimentali; istituti tecnici e professionali 32
anziché 36. Nella scuola dell’obbligo si torna spesso  alle
“pluriclassi” e sono sempre più a rischio ad esempio le scuole di
montagna, che devono essere bilanciate con il numero degli alunni
delle classi nei centri urbani.

C’è il pericolo che dopo l’asilo nido le famiglie non trovino più la
scuola materna; ci saranno sempre meno percorsi per adulti ed il
numero degli alunni per classe aumenterà anche oltre la capienza delle
aule (norme di sicurezza).

-          I patti di stabilità interni agli enti locali impediscono
di investire in tal senso e la recente manovra a carico dei medesimi e
delle Regioni si abbatterà ancora di più su questo settore.

-          I finanziamenti diretti alle scuole sono ridotti al
lumicino: i crediti accumulati nei confronti del ministero sono
enormi, per spese di funzionamento e per i supplenti. Da questo punto
di vista le scuole si rivolgono sempre di più alle famiglie, creando
un sistema socialmente ed economicamente sperequato, anche se è
permesso loro di detrarre fino al 19% dell’imponibile (chi ha
l’imponibile ?) le spese scolastiche (non per i libri di testo). Anche
le donazioni “liberali” sono defiscalizzate, ma poco praticate, per le
aziende infatti non è facile arrivare all’imponibile.

 I sistemi regionali delle borse di studio sono allo stremo, a fronte
di un aumento della povertà e la diminuzione delle risorse, mentre
alcune regioni offrono doti/voucer  per la frequenza alle scuole
private/paritarie, in maniera diversificata (di meno) per la frequenza
a quelle statali/comunali. Il diritto allo studio è in pericolo!

-          L’aprire il fronte dell’innalzamento dell’obbligo di
istruzione verso la formazione professionale e l’apprendistato oltre
ad  essere a sua volta un impoverimento sul piano della qualità
dell’offerta formativa, è un’ulteriore occasione di risparmio e per
addossare alle regioni (fondo sociale europeo) i costi di un
avviamento precoce al lavoro, spesso di scarsa qualità anche rispetto
alle richieste formative dello stesso mondo aziendale (ma forse alle
imprese fa piacere tornare ad un mercato del lavoro più disponibile
per l’abbondante presenza di giovani apprendisti ?).

-          Vengono tagliati gli scatti di anzianità del personale
della scuola ed è bloccato il rinnovo del contratto (il promesso
recupero entro il 30 % dei fondi stanziati per il “merito” non solo è
insufficiente, ma denota una politica incoerente rispetto alla
promozione della qualità del sistema) .

-          Il tanto declamato merito degli studenti viene contratto. A
coloro che conquistano la lode agli esami di stato, al termine delle
scuole superiori, il premio da 1000 euro scende a 600 e vengono
ristrette (solo per una questione meritocratica ?) le maglie dei
crediti scolastici per arrivare al massimo.

-          Diminuendo i posti si allungano anche i tempi di
riassorbimento dei precari, e questo significa perdere una generazione
di giovani docenti ed aumentare l’età media, che è già una delle più
alte d’Europa.

-          La recente manovra economica taglia poi su promozioni,
straordinari, arretrati

-          I contributi annunciati alle scuole non statali non sono
ancora stati erogati.

-          Sulle sezioni primavera per il prossimo anno non vi è
ancora certezza (manca intesa stato – regioni)



La recente indagine dell’OCSE spaventa, ma non meraviglia. L’Italia è
l’ultima per investimenti, solo davanti alla Slovacchia, e questo la
dice lunga sulla competitività che eserciteranno sempre di più i Paesi
così detti emergenti, mettendoci in grave pericolo di marginalità.

Si sa che la crisi ci farà rimanere sostanzialmente poveri, per cui è
necessario riorganizzare la spesa per l’istruzione/formazione, sul
piano normativo ed economico. Federalismo fiscale: livelli essenziali
delle prestazioni (che non sono i livelli minimi del Governo) e costi
standard per determinare il concorso degli investimenti.

In questa situazione si devono combattere i così detti tagli lineari,
che non tengono conto delle esigenze dei territori, ma che
sostanzialmente ribadiscono il centralismo nella gestione delle
risorse.

L’autonomia scolastica ed una rappresentanza riconosciuta delle scuole
autonome, nell’ambito dell’applicazione del nuovo dettato
costituzionale e di un’adeguata legislazione regionale, è l’occasione
per costruire un sistema formativo territoriale che regoli il rapporto
domanda e offerta (anche se l’offerta non è di puro servizio al
cliente, ma di sostegno al cittadino: art. 3 della Costituzione, e
quindi deve prevedere un intervento dello stato);

Per quanto riguarda poi il personale: va prevista una spesa dello
stato, la definizione dei requisiti e delle modalità di reclutamento a
livello nazionale, ma una gestione funzionale delle regioni e delle
realtà locali, con organici a livello di istituto scolastico, in
collaborazione con altre agenzie formative locali: non si tratta più
infatti di decreti salva precari, ma di provvedimenti necessari per
combattere il precariato. Questo può accadere se l’organizzazione del
servizio viene attuata nei territori, attribuendo a scuole, regioni ed
enti locali, la responsabilità dell’utilizzo dello stesso e della
relativa stabilizzazione.

Se non sarà più possibile, come in passato, disporre di risorse
statali capaci di farsi carico di tutte le esigenze del sistema,
lasciando a regioni, enti locali, realtà territoriali di aggiungere
specifici interventi, occorre cambiare il quadro dei poteri e delle
responsabilità per consentire che dal basso si possa rimettere in
equilibrio gli standard con le esigenze finanziarie e la loro
reperibilità. Sono le aspettative dei territori a dover indicare i
livelli di qualità dei servizi, e da qui iniziare il percorso dei
costi standard, locali, regionali e nazionali.

Una volta stabilita la soglia ad esempio regionale si tratta di vedere
se il federalismo fiscale si può realizzare a partire dalle così dette
regioni virtuose, intervenendo per le altre in modo perequativo, o si
debba operare sul costo medio, lasciano proprio alle più efficienti di
coprire autonomamente il “pezzo” dell’eccellenza. Non si vorrebbe che
nell’applicazione della legge Calderoli, alla fine la montagna
partorisse il topolino e cioè che i costi standard corrispondessero
all’attuale finanziamento statale per la scuola, per giunta decurtato
dai tagli di cui si è detto.

Allora bando certo agli sprechi, ma i risparmi devono essere tutti, e
non il 30%, reinvestiti sul sistema, come prevedeva la legge 440/1997,
e nella riorganizzazione dei poteri e delle competenze, occorre
rivisitare il rapporto tra gli standard e le risorse. Si deve dunque
ripartire dal territorio, per capirne le esigenze e nello stesso tempo
ricercarne le condizioni per farvi fronte e portare poi le istanze ad
altri livelli decisionali, nell’ambito di una legislazione regionale
che esprime la programmazione territoriale e l’indicazione sul piano
nazionale degli obiettivi generali e di prestazione. Diritti dei
giovani, delle famiglie e standard, condivisi, di qualità dei servizi.

Insomma la gestione dell’offerta è un problema locale; bisogna
ripartire dal “sistema delle autonomie”, che dialogano, investono,
crescono, si confrontano, allargandolo progressivamente ad altri
interlocutori, e, via via, mettersi in grado di competere su scala
internazionale, anche per quanto riguarda le ricadute sul versante del
lavoro e della continua civilizzazione.

Se lo stato ha tagliato, si dice, più di otto miliardi di euro, a poco
serve l’analisi delle percentuali sciorinate in questi tempi, che
tanto fanno ricordare i polli di Trilussa.

Anche se quei soldi dovessero tornare, cosa molto improbabile, non
potrebbero più passare attraverso le forme dell’attuale centralismo,
che ha prodotto in piena coerenza i predetti tagli lineari.

La vera riforma è una sola, quella del governo di questo sistema, che
può rimettere le radici e far di nuovo rinverdire le foglie,
altrimenti i tanti provvedimenti ordinamentali che vengono sfornati a
ritmo frenetico sono comunque destinati a seccare.

G.Carlo Sacchi
responsabile scuola PD


Bookmark and Share





Girafeste: scopri tutte le feste del PD dell'Emilia-Romagna
Ricerca nel sito
»

marco carini primarie politiche pd elezioni piacenza congresso paola de micheli
Agenda Appuntamenti
« Novembre 2018 »
DoLu MaMe GiVe Sa
    1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30
Visualizza le 17 feste »  
Link utili
 Federazione Provinciale PD Piacenza - Via Roma 187/189 - 29121 Piacenza - tel. 0523 384797 - fax. 0523 322978 - CF 91091280338 - Privacy Policy

Il sito web di Partito Democratico Piacenza non utilizza cookie di profilazione. Sono invece utilizzati cookie strettamente necessari per la navigazione delle pagine e di terze parti legati alla presenza dei "social plugin". Per saperne di più Accetto